
Ho una concezione del lusso che forse fa inorridire. Lusso non è avere parcheggiate in garage diverse automobili sportive, andare a dormire in hotel a cinque stelle, vivere in una villa principesca, possedere barche, case, gioielli, amanti, ghiaccioli e gelati. Lusso è poter decidere in qualunque momento di abbandonare il lavoro e quello che si sta facendo, preparare i panini, le bibite colorate e fare una gita al mare. Lusso è poter andare a lavorare a piedi in cinque minuti, senza essere costretti a trascorrere un’ora in macchina fermi in coda ad aspettare. Lusso è parlare con gli amici davanti a un bicchiere di vino, senza orologio e senza fretta, ridere insieme e sentirsi leggeri. Lusso è fare l’amore quando se ne ha voglia, ricevere abbracci e carezze non richieste, ma desiderate. Lusso è fermarsi ad osservare la luce che attraversa la finestra e anima gli oggetti, è avere tempo da dedicare a se stessi e agli altri, anche nelle cose più piccole. Non siamo ciò che possediamo, ma ciò che siamo capaci di offrire a noi e a gli altri.
rosesandcherubim:11ruesimoncrubellier:mastrangelina:mistro:
hook7:lelerozza:lindalov:maninafuturaPerché è la serenità il lusso più grande

[ © Lyss ]
“Sometimes our fate resembles a fruit tree in winter.
Who would think that those branches would turn green again and blossom,
but we hope it, we know it.”
- Goethe

Vista la pioggia insistente su Milano e i ricordi che danzano nella mente, questo tumblelog oggi conterrà solo quest’immagine

kagurazakaundergroundresistance:
2009-01-28(via hessianonullo)
La scultura di ghiaccio più bella che abbia mai visto
Perché, poi, la differenza è tutta lì. Uno ci prova ogni giorno a fare della propria vita qualcosa di narrabile, qualcosa di raccontabile, di eccezionale. Ma poi, più passano gli anni e più perdi il senso della regia che avevi da piccolo. Aprivi gli occhi, facevi con le labbra il rumore della macchina da presa e canticchiavi la colonna sonora. E ogni gesto, ogni situazione, ogni momento meritava di essere ripreso, vissuto, registrato e catalogato. Poi cominciano le preoccupazioni, il tempo passa, e dimentichi com’era bello essere registi della propria vita. Tagliare le scene impietose e conservare quelle perfette. Tagliare e assemblare. Perdi anche questa capacità con il passare del tempo. Hai una fantastica macchina da presa e non sai più come si fa il cinema. Quello vero.
fantastico.